MURI, NUVOLE E PORTE DI CASA


I confini nelle relazioni sane.

Ti capita regolarmente di rispondere “Sì, certo, nessun problema!” mentre dal profondo delle tue viscere avresti voluto esprimere un rifiuto?
Bene, allora questo articolo del Blog Percorsi fa proprio per te. E anche per gli altri in realtà, perché è sempre bene riflettere sullo stato di incoerenza temporanea del nostro organismo; è una condizione che, più o meno saltuariamente, attraversiamo tutti ed è una fonte preziosa di informazioni.

IN PSICOLOGIA il compiacimento è un fenomeno che può causare difficoltà a stabilire un confine interpersonale sano. Quando questa difficoltà diventa cronica, esiste addirittura un nome clinico con il quale la possiamo identificare: il people pleasing.
Ne abbiamo parlato insieme sui social e dentro la Newsletter Percorsi e, se hai avuto modo di seguire la pubblicazione dei contenuti, sai che l’argomento ha toccato le corde emotive di più persone.
Qui facciamo un passo avanti. Ti va?

PROVIAMO A CAPIRE cosa accade al sistema essere umano quando diciamo “sì” per paura o, ancora più interessante dal mio punto di vista, per la convinzione di essere persone empatiche, quindi capaci di leggere e soddisfare i bisogni altrui.
In termini evolutivi, non è funzionale che un organismo viva per soddisfare il bisogno di un suo simile senza considerare il proprio. Si genera un corto circuito dovuto alla confusione, alla mancata corrispondenza tra manifestazione di una necessità e procedure di appagamento. Ad esempio, nel caso della fame è perfettamente coerente che l’organismo (la persona nella sua totalità) vada alla ricerca di cibo e ne ingerisca una certa dose. Dopo aver compiuto un’azione del genere, di solito la fame scompare e lascia il posto alla sazietà. Il bisogno ha trovato soddisfazione = lo strumento utilizzato per ottenerla era adeguato. Ciò è potuto accadere perché l’intero processo è avvenuto nel territorio psichico di competenza, quello dell’individuo che ha percepito un vuoto da colmare.
Ma se tu hai fame e io mangio nel generosissimo tentativo di riempire il tuo vuoto, invece di avere un solo problema da risolvere ne avremo ben tre:
1. la tua esigenza sarà rimasta tale;
2. io avrò elaborato una risposta non necessaria e il mio organismo avrà consumato energia a vuoto;
3. i nostri confini saranno indifferenziati (dove mi trovo io?).

Non suona come un buon affare.

TRACCIARE UNA LINEA che definisca il territorio sia emozionale che fisico è, a tutti gli effetti, un atto di cura nei confronti della propria salute. In termini di sviluppo psichico, il confine serve a definire l’identità; stabilisce dove finisco io e dove inizi tu, valorizzando l’interazione tra le nostre diversità il che – questo sì – è evolutivo.

Vediamo ora quali sono le tipologie di confini più diffuse, semplificando per maggiore chiarezza. Ho attribuito loro dei nomi un po’ fantasiosi che me ne ricordano la consistenza.

I CONFINI-NUVOLA, eterei, indefiniti.
Sono caratteristici di quelle relazioni che noi psico definiamo invischiate perché mancano di differenziazione del Sé. Chi si riconosce in questa descrizione, probabilmente ha la consueta sensazione di assorbire ansie e tristezze altrui (attenzione! Questa non è empatia, ne parleremo) e tenderà a compiacere per provare a far scomparire quelle emozioni sgradevoli. Il fatto è che in origine appartenevano a qualcun altro e perciò il problema non si risolve, anzi si triplica. Vedi sopra.

I CONFINI-MURO, rigidi e strutturati.
Diventano meccanismi di difesa per proteggersi dal sentirsi rifiutati e dunque vulnerabili. Qui la differenziazione diventa impossibile a causa dell’enorme distanza psichica che non permette confronti e isola così da evitare sofferenze considerate devastanti/pericolose. I mattoni che costituiscono il muro, però, finiscono per essere impenetrabili… Anche rispetto alle cose belle e appaganti.

I CONFINI-PORTE DI CASA, sani e flessibili.
Quelli che ci prefiggiamo come obiettivo in ogni percorso psicologico. Sono limiti ben definiti, proprio come ben delimitate sono le mura e gli ingressi di una casa grazie alle sue porte; pur tutelando, consentono scambi emotivi di diversa intensità, ingressi, soste e uscite rispettose di chi in quella casa ci vive.

I territori delimitati da porte di casa costruite con saggezza sono lo spazio di una relazione in cui l’integrità del Sé rimane intatta e così anche la capacità di scelta della persona. I rapporti interpersonali cosiddetti sani sono quelli in cui comunichiamo in modo non violento, ci possiamo affermare, ci sentiamo valorizzati/amati e possiamo dire “no” senza paura di intaccare o perdere la relazione.
I confini regolano lo stato di salute delle nostre relazioni, anche (e soprattutto) quelle considerate più importanti. La loro assenza non protegge i legami, al contrario li logora dall’interno; il compiacimento cronico genera risentimento silenzioso e distanza affettiva. Tracciare un buon confine significa creare le condizioni per una relazione sostenibile, sana e autentica nel tempo.

Spunti
“L’altruismo è sempre egoismo mascherato?” di Telmo Pievani – Lucy, la rivista. N°1 “Legami”
“Da dove vengono l’empatia e l’altruismo?” – “Mente” di Richard M. Restak